Quelli che…

Enzo Jannacci

Quando finirà. È una domanda e un’affermazione. Bramiamo che tutto finisca presto. Impariamo nuove parole come lockdown (chiamarlo isolamento sembra brutto) che, secondo la University of Southern California, dovrebbe durare 44 giorni. Quindi almeno fino a fine aprile. Cerchiamo risposte consolatorie. E nel frattempo ci chiediamo che mondo troveremo dopo questa pandemia. Negli scorsi giorni lo scrittore Paolo Giordano ha scritto un commento sul Corriere della Sera su tutto quello che non dovremo dimenticare dopo il coronavirus.

Nell’assillo dell’emergenza, che da sola è sufficiente a riempirci la testa — di numeri, di testimonianze, di tweet, di decreti, di moltissima paura — dobbiamo quindi scavarci uno spazio per dei ragionamenti diversi, per osare domande grandiose che trenta giorni fa ci avrebbero fatto sorridere per la loro ingenuità: quando sarà finita, vorremo davvero replicare un mondo identico a quello di prima?

Un’analisi parallela a quella fatta dallo scrittore israeliano David Grossmann e pubblicata su Repubblica:

Quando si attenuerà, la gente potrà finalmente uscire di casa dopo una lunga quarantena e scoprire nuove e sorprendenti possibilità, generate forse dal contatto con il fondamento stesso della nostra esistenza. Magari la morte tangibile e il miracolo della salvezza scuoteranno donne e uomini. Molti perderanno i loro cari, il lavoro, la fonte di guadagno, la dignità. Ma quando l’epidemia finirà, non è da escludere che ci sia chi non vorrà tornare alla sua vita precedente. Chi, potendo, lascerà un posto di lavoro che per anni lo ha soffocato e oppresso. Chi deciderà di abbandonare la famiglia, di dire addio al coniuge, o al partner. Di mettere al mondo un figlio, o di non volere figli. Di fare coming out. Ci sarà chi comincerà a credere in Dio e chi smetterà di credere in lui.

Anche lo scrittore Stefano Massini, in una puntata di Piazza Pulita, elencava le dieci cose che non saranno più uguali dopo l’epidemia da coronavirus. Abbiamo voglia di ritorno alla normalità. Già, ma quale normalità? Enzo Biagi anni fa scrisse “Consigli per un Paese normale”, un libro denuncia su tutto ciò che l’Italia dovrebbe essere.

In un Paese normale si lascia la propria terra solo per viaggiare. In un Paese normale i morti sul lavoro sono una piaga inaccettabile. In un Paese normale prevalgono le ragioni dell’accoglienza. In un Paese normale la legge è uguale per tutti. In un Paese normale la Storia non si dimentica. In un Paese normale l’antisemitismo non è di casa. In un Paese normale l’eroismo non è la nazionalità. In un Paese normale il cognome non fa l’uomo. In un Paese normale il giornalismo ha un solo padrone: il lettore.

Che cos’è allora questa normalità che tanto ci manca? È solo un meccanismo di autodifesa dallo tsunami che ci ha travolto? Ho provato a mettere giù rapidamente un elenco semiserio di tutto ciò di cui non avrò/avremo nostalgia quanto tutto questo finirà. E penso chiunque, nessuno escluso, si potrà ritrovare in almeno un punto del mondo a.c, avanti coronavirus. Con la malinconica certezza di riaverlo nell’era del d.c., dopo coronavirus. Quello della normalità riconquistata.

Non mi mancheranno

Quelli che sorpassano su linea continua

Quelli che prima gli italiani

Quelli che ha fatto anche cose buone

Quelli che non pagano le tasse

Quelli che saltano la fila

Quelli che parlano di razze umane

Quelli che i professoroni, gli espertoni, fare e non studiare

Quelli che vanno alle conferenze stampa e non fanno una domanda

Quelli che bulleggiano

Quelli che uno vale uno

Quelli che i porti chiusi

Quelli che non pagano il lavoro

Quelli che sottopagano il lavoro

Quelli che “le faremo sapere” e poi non hanno fatto sapere più nulla

Quelli che aprono il finestrino dell’auto e gettano via cartacce

Quelli che deturpano l’ambiente

Quelli che “l’ho letto su whatsapp”

Quelli che mettono le persone una contro l’altra

Quelli che “i telegiornali e giornali non ve lo diranno mai”

Quelli che “il video che ha commosso il web”

Quelli che lei non sa chi sono io

Quelli che vogliono pieni poteri

Quelli che plaudono a quelli che hanno pieni poteri

Quelli che oggi sono da una parte, domani da un’altra, domani da un’altra ancora

Quelli che piegano la testa al potente di turno

Quelli che “dottò posso scrivere 1 euro invece di 10?”

Quelli che non sono razzista, ma

Quelli che ho tanti amici gay

Quelli che sono accecati dal tifo

Quelli che sono finite le ideologie

Quelli che non indossano la cintura

Quelli che parcheggiano sulle strisce pedonali

Quelli che fumano dove non si potrebbe

Quelli che hanno bisogno di una legge per comportarsi bene

Quelli che conta solo l’età

Quelli che difendiamo i confini

Quelli che oggi parlano di un rigore non dato e domani di un composto chimico

Quelli che la laurea all’università della strada

Quelli che Nord contro Sud e Sud contro Nord

Quelli che non dire niente, non salverai tu il mondo

Quelli che riducono un tema che ha occupato enciclopedie a poche parole

Quelli che mangiamo italiano

Quelli che salgono sul carro e scendono alla prima foratura

Quelli che giudicano, ma non capiscono

Quelli che è una donna con le palle

Quelli che voi, e non noi

Quelli che tu, e non io

Quelli che parlano di clandestini come noccioline

Quelli che si stava meglio quando si stava peggio

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