Quanno chiove: la visita di Adolf Hitler a Napoli

La visita di Hitler a Napoli

Non è solo la data di Alessandro Manzoni, Gino Bartali e Karel Poborský.

Il 5 maggio, ma del 1938, Adolf Hitler era in visita a Napoli in compagnia di Benito Mussolini. Dal 1933 la Germania nazionalsocialista era governata dal regime totalitario del Führer che aveva esautorato il Parlamento tedesco (Reichstag), epurando dal Paese i suoi oppositori politici con la Notte dei lunghi coltelli del 1934.  Le mire espansionistiche di Hitler erano già chiare con l’annessione dell’Austria il 12 marzo 1938 (Anschluss), antipasto dell’invasione della Polonia il 1° settembre 1939.

In Italia la dittatura fascista era iniziata formalmente il 3 gennaio 1925 con il discorso di Benito Mussolini alla Camera dei Deputati. In quella sede il Duce si assumeva ogni responsabilità del delitto di Giacomo Matteotti, parlamentare socialista assassinato dalle squadre fasciste il 10 giugno 1924. Soppressa ogni libertà in patria, Mussolini sognava un nuovo Impero con la colonizzazione della Libia e la Guerra d’Etiopia tra il 1935 e il 1936. In particolare, nel febbraio 1937 vi fu la Strage di Addis Abeba, in cui 30mila uomini, donne e bambini etiopi furono massacrati dall’esercito e dai civili italiani.

Quel giorno con Hitler a Napoli

La visita di Hitler in Italia nel maggio 1938 consolidava l’Asse politico militare italo tedesco a un anno dallo scoppio della II Guerra Mondiale. Si recò a Firenze, Roma e Napoli. Nel capoluogo campano arrivò il 5 maggio con Mussolini.

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Nel 2012, in un articolo sulla Lettura del Corriere della Sera (“Ci aiuterà (forse) una risata – L’importanza dell’ironia: da Socrate ai napoletani”), il filosofo Corrado Ocone rivelò quest’aneddoto sulla parata militare durante la giornata napoletana.

“Il padre di un mio amico raccontava che durante la visita di Hitler a Napoli nel 1938 un folto pubblico fu schierato lungo via Caracciolo, in attesa del suo passaggio su una macchina scoperta. Quando il Fuhrer passò in piedi nella macchina e tese il braccio nel saluto nazista, una voce dal pubblico non identificata ruppe il silenzio della cerimonia dicendo: Sta verenn’ si for’ chiove (sta controllando se fuori piove)“.

Scrive ancora Ocone in un articolo pubblicato dal Mattino il 5 maggio 2018 e ripreso dalla Fondazione Luigi Einaudi:

Hitler, a Napoli, sfilò fra ali di folla lungo, col braccio alzato nel tipico saluto nazista (che suscitò qualche battuta sarcastica fra i sempre scettici napoletani). Gli edifici del lungomare erano addobbati coi simboli nazifascisti: svastiche, fasci littori, lupe capitoline. Cannoni che sparavano a salve accompagnavano il corteo. Arrivato al molo Beverello, Hitler si imbarcò su un piroscafo con il re e raggiunse la nave ammiraglia ove era ad aspettarli il Duce e da dove, tutti insieme, si sarebbero goduti lo spettacolo.

Furono duecento le unità impegnate nell’esercitazione, che simulava possibili azioni di guerra, e che il regime, nei filmati dell’Istituto Luce, non ebbe tema di definire “la più grande manifestazione navale mai svoltasi nel Mediterraneo”.

La sera, per nulla stanco e sempre in alta uniforme, il Führer concluse la sua giornata napoletana al San Carlo. Ancora marce trionfali e inni: la rappresentazione dell’Aida di Verdi era stata scelta, non certo a caso, per soddisfare la parte più sensibile di un animo teutonicamente glaciale, ma anche a suo modo schizofrenico, quale era quello dell’uomo che stava portando l’Europa alla tragedia”.

Il giorno dopo Adolf Hitler rientrò a Roma, come raccontato nel film “Una giornata particolare” di Ettore Scola con Sofia Loren e Marcello Mastroianni del 1977.

Nei mesi successivi al maggio 1938 furono mossi i passi decisivi per la deportazione delle minoranze etniche. La notte dei Cristalli in Germania, Austria e l’allora Cecoslovacchia, fra il 9 e il 10 novembre 1938, con cui furono rastrellate (con il cosiddetto pogrom) migliaia di sinagoghe e abitazioni ebraiche, fu preceduta in Italia dal Manifesto della razza e dalle Leggi razziali tra il luglio e il settembre del 1938. Questi ultimi provvedimenti limitavano i diritti delle persone ebree «perché non appartengono alla razza italiana».

(Foto di copertina via Repubblica Napoli)

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