Il 25 aprile 2020

Da diversi giorni siamo in quarantena. Parola dal sapore medievale cui non eravamo abituati. Quarantena, quaranta giorni, come una Quaresima. I due periodi si sovrappongono e forse si sommeranno. Quattro settimane da dieci giorni e si arriva al 25 aprile, giorno più giorno meno. Ci torneremo tra poco.    

Ma che ne sanno i marinai

I linguisti dicono che è una parola dall’origine veneta. Nasce come quarantina. Non è un caso che c’entri Venezia visto che questo periodo di isolamento forzato nasce attorno al 1400. In quegli anni i marinai e gli equipaggi delle navi venivano spediti in quarantena come prevenzione dal contagio di alcune malattie che imperversavano. La peste, soprattutto, poi anche la lebbra.

Nei secoli siamo passati poi a varie forme di febbre, al colera e infine al coronavirus. Anzi al Covid 19. Anzi, meglio ancora come suggeriscono gli esperti, alla SARS-CoV-2. Severe acute respiratory syndrome. Infezione respiratoria virale acuta grave. Non sono parole mie, ma della virologa Ilaria Capua, una delle massime esperte a livello mondiale.

Covid19 è su Netflix

Siamo isolati, forse quaranta giorni, forse più, forse meno. Ci è stato imposto un sacrificio personale per un interesse collettivo. A queste latitudini spesso lo dimentichiamo, ma il senso di comunità è proprio questo. C’è un bene più grande che racchiude anche il mio. E in nome di quel bene dobbiamo fare un passo indietro per poi domani tornare a respirare aria di libertà.

La mia generazione e quella dei miei genitori vivono per la prima volta questa situazione. Ci erano già passati, sotto ben altre forme, quella dei nostri nonni. Uno dei meme (quelle immagini con scritta a effetto che girano sui social) di maggiore successo recita pressappoco così. Ci lamentiamo di questa reclusione, esageriamo, avendo un bel po’ di benefici. Cibo, innanzitutto. Case confortevoli. La tv, in nove case e mezzo su dieci. Libri. E tantissimi altri beni diventati di prima necessità. Internet, social, serie tv, Netflix e Sky.

Una nuova Liberazione

Vogliamo davvero paragonare una giornata come questa a chi, in condizioni di fame e miseria, buio e sporcizia, sentiva le sirene che preannunciavano le bombe? A chi nelle langhe e in montagna non sapeva se sarebbe arrivato il domani? No, non possiamo. Però questo ci fa capire che bene prezioso sia la libertà. Quello per cui chi ci ha preceduto ha lasciato anche la vita. Quella che oggi vorremmo sacrificare quando ci lasciamo sedurre dagli uomini forti che chiedono pieni poteri. Quella che oggi ci sembra negata mentre vediamo la quarta stagione della Casa di Carta (esce il 3 aprile).

Ricordiamocelo quando usciremo senza autocertificazione. Quaranta giorni, forse più forse meno. Sarà il nostro 25 aprile , la nostra Liberazione anche se non sarà necessariamente il 25 aprile. O magari sì. Spalancheremo la porta di casa, ci guarderemo negli occhi e balleremo “Heroes” di David Bowie. Come la scena finale del film “Jo Jo Rabbit” in cui i due ragazzi iniziano a ondeggiare a ritmo di musica nella Germania liberata.

Gli eroi sono altri, però.

 

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